Il GDPR Privacy e il Covid 19

Cosa deve fare l'Amministratore in caso di positività nel condominio

Qualora si verifichi un caso di contagio da Covid-19 all’interno di un condominio, è opportuno far chiarezza su quali siano gli adempimenti e gli obblighi dell’Amministratore di condominio.

A far chiarezza sui doveri dell’amministratore – oltre al fatto che è assoggettabile alle norme del Testo Unico sulla sicurezza del lavoro (si pensi, ad esempio, al lavoratore con rapporto contrattuale privato di portierato) - si rimanda all’articolo 1130 del codice civile secondo cui l’amministratore: “ha il dovere di disciplinare l’uso delle cose comuni e la fruizione dei servizi nell’interesse comune, in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a ciascuno dei condomini; ed ancora: “compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni”.

L’amministratore, pertanto, ha l’obbligo di mantenere e conservare i beni comuni, garantendo l’utilizzo degli stessi a tutti i condomini, occupandosi di mantenere in sicurezza gli ambienti a vantaggio dei condomini ma anche a tutela delle persone che vi transitano, oltre che, maggiormente, di quelle che vi lavorano, procedendo, ad esempio, all’immediato conferimento d’incarico per la sanificazione degli ambienti comuni ad apposita ditta specializzata ed iscritta nello specifico registro. Tale intervento sarà da considerarsi “straordinario ed urgente”, da annotare nel Registro Anagrafe Sicurezza (RAS).

Andando più nello specifico, chi accusa i sintomi del Covid-19 non è tenuto a comunicarlo all’amministratore, né ai singoli condomini, né, ancora l’amministratore, avuto conoscenza “informale” o sospetta di un caso tra condomini all’interno del condominio, è tenuto, a sua volta, a sostituirsi al medesimo per darne diffusione agli altri condomini; questo perché si parla comunque di dati sanitari e, pertanto, considerati “particolari”.

L’art. 9 del GDPR consente di trattare i dati particolari anche senza ottenere il consenso dell’interessato laddove: “c) il trattamento è necessario per tutelare un interesse vitale dell'interessato o di un'altra persona fisica qualora l'interessato si trovi nell'incapacità fisica o giuridica di prestare il proprio consenso”;

A rigor di logica, pertanto, non esiste alcuna ragione che possa consentire all’ amministratore di trattare i dati sanitari in questione per finalità diverse da quelle limitate al suo incarico ed ulteriori, né una deroga in tal senso compare in alcuna disposizione governativa emanata in questo periodo di pandemia.

Poiché l’amministratore ha il dovere di tutelare, mantenere e rendere sicure le parti comuni dell’edificio, per esclusione, egli non possiede il mandato alla tutela della salute dei singoli condomini. Al singolo condomino, invece, competono i medesimi obblighi morali che riguardano ciascun cittadino e quindi, anche il dovere di farsi parti attiva per bloccare l’epidemia, se del caso anche denunciando casi sospetti non dichiarati.